lunedì 22 febbraio 2016

Ricordi

A 130 CENTIMETRI DAL SUOLO
CON LA PAURA DI CADERE
(Gloria)



Oggi fa freddo, la neve è caduta stanotte,
ma non abbastanza da sbiancare come avrei voluto io,
non abbastanza da riuscire ad appallottolarla fra le mie mani
e provare a lanciarla lontana contro il niente.

La mia giornata deve iniziare come tutte le altre già trascorse,
nessuna variazione da apportare a causa del clima
che ha dato solo fastidio per il ghiaccio lasciato
senza alcuna importante soddisfazione attesa.

Che cosa avrei fatto poi con quella neve?
L’avrei pestata con i piedi, l’avrei schiacciata con le mani,
 avrei sentito freddo, con le dita rintizzite e rosse
come le  mie guance paonazze e il naso che forse cola un po’.

Dal  mio cappello sempre troppo stretto
i capelli sarebbero continuati a scivolare disordinati fuori
regalandomi la solita aria scomposta e poco curata
alla quale io non avrei badato,
ma che mi avrebbe assillato alle critiche di chi vicino
non avrebbe fatto altro che continuare a ricordarmelo.

Eppure avrei così desiderato quella neve,
proprio come continuavo a desiderare il niente,
il ghiaccio che si scioglie fra le mani e non rimane,
lascia le dita bagnate per un po’ e poi sul sorriso ingenuo e sciocco
di chi come me in quel momento percepisce il gelo
con una immotivata felicità del momento,
mi sarei sbrigata ad asciugarle,
magari stringendole forte per qualche secondo fra le gambe.

Avrei riso per niente, non era niente …
a parte libertà di quell’istante.

Non so bene cosa sia la libertà:
è una parola che conosco e che forse associo alla mancanza di conflitti e guerre.
Sì, quando non c’è la guerra sono libera,
fortuna che nel mio paese non c’è la guerra delle armi,
non scoppiano le bombe, le persone non muoiono di fame e terrore.

Allora ho la libertà e sono serena.
Questo è quello che ho imparato, quello che mi hanno insegnato.

Qualche volta, dal tavolo della cucina,
seduta con lo sguardo rivolto alla finestra
e contro la porta che dà sulla sala
e da dove la televisione parla e che io non riesco a guardare,
mi perdo nel panorama esterno.

Guardo le luci e immagino le ore della giornata,
controllo il tempo, il vento e il sole dai riflessi
e dalla danza delle foglie degli allori della vicina,
sempre più verdi delle nostre proprio come nel proverbio.

Lontano lontano qualche macchina cammina
ma non troppo veloce sulla strada bordata dalle campagne di dove vivo,
curate e coltivate a dovere e con attenzione.
Il cielo poi termina il quadro,
con la fantasia delle nuvole ogni giorno diverse all’orizzonte
che sembra mi facciano ammirare qualcosa di nuovo

e da scoprire continuamente.

Marina Midei

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