martedì 17 marzo 2009

A CIRCA UN MESE E MEZZO DAL RIENTRO IN PATRIA



Sarà che qui è già cambiato l'orario e le lancette degli orologi sono un'ora avanti, sarà che qualche linea in più sui termometri delle temperature esterne è salita, sarà che dentro il nostro piccolo appartamento ci sono decine di cartelloni che hanno iniziato a segnalare con il conto alla rovescia la data del nostro rientro in Italia, insomma l'aria sembra proprio diversa.

Mi sembra di vedere il sole, il cielo si è aperto. Le strade sono illuminate e tutto d'un tratto è come se mi sentissi libera. Come in un film, quando l'attore cammina tra la gente, sorride e passa come se fosse invisibile agli altri. Mi sento emozionata di ritrovare la mia terra.

Qualche mese fà la preoccupazione dell'arrivo in terra americana, la paura di ciò che non conoscevo, la tensione per quello che dovevamo affrontare e una volta atterrati, noi quattro, nel sedile posteriore di un auto, gli occhi di noi genitori pieni di lacrime, stretti nelle mani e con la preghiera a Maria in coro: forse è stata la prima vera volta che abbiamo pregato tutti e quattro insieme, guardandoci negli occhi e con la voce alta.

Papà Filippo, come sempre, tiene tutto chiuso nel cuore: il dolore, la gioia, le preoccupazioni.

La vita è così: a volte un attimo, a volte di più; a volte va da sola, a volte ha bisogno di una spinta. Ma colma. Qualche giorno fà, Gloria diceva: "Mamma, non pensare che è stato tutto facile per me. A New York ci sono state tante emozioni perchè ho imparato tante cose, ma ho anche sofferto tanti dolori. Per fortuna sono passati". Già amore, fortuna che sono passati e tu hai imparato a sei anni molto di più di quello che immagini.

Sophia invece è nel suo deambulatore nel corridoio dello stabile, la terapista alle spalle e, a poca distanza davanti a lei, io ad incitarla: "Forza Sophia, vieni da mamma. Respira .... rilassati .... dai Sophia, muovi le gambe .... vieni da mamma, ti aspetto".

Lei prova e riprova come se con il pensiero già corresse nelle mie braccia, invece rimaniamo distanti, ognuna al suo posto. Le trema il mento, poi scoppia il pianto perchè capisce che le gambe ancora non si muovono come dovrebbero e la mia voce si spezza, anche per me, per il pianto ingoiato.

La terapista si fa forte e rassicura Sophia: "Sei brava Sophia, stai andando benissimo, ci vuole pazienza. Hai fatto tantissimi progressi, ci vuole più tempo". Anche lei ha dovuto imparare tanto, non è più solo un gioco la sua vita.

E allora, come ha sempre fatto, desiderando tutto ciò che fà e ha la sorellina Gloria, vorrebbe anche lei le stampelle: e noi gliele diamo. Inventiamo un esercizio per controllare il movimento della testa utilizzando le stampelle di Gloria, proprio per lei, che torna a sorridere e a sperare di farcela. Stavolta è proprio Gloria ad incoraggiarla: "Forza Sophia, sei bravissima. Brava amore, brava". Torna sul deambulatore e le gambe ripartono.

E per noi è ancora motivo per festeggiare con un bel pranzo made in Italy!!!!

.... le ricette le copiamo da http://ricettedicasa.blogspot.com/

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