lunedì 1 dicembre 2008

1° DICEMBRE: MANCANO 15 GIORNI











Sembrava dovesse nevicare ... invece a parte qualche pioggiarellina e il freddo che merita la stagione, si tira avanti abbastanza bene.

Le bambine stanno lavorando a casa con le terapiste e nonostante le gessature e qualche fastidio, non perdono il sorriso e continano a donarci tanta forza. Lavorano con entusiasmo ed io e Filippo le spiamo da dietro una colonna dell'angolo cottura ... sono così belle ... a volte ci fanno tanta tenerezza perchè in questo momento stanno lottando contro la loro malattia con una maturità e serenità allo stesso tempo che insegna.

Non posso fare a meno di ripetere duecento volte che le amo, di tirare baci di nascosto mentre lavorano con grinta per quasi tre ore al giorno ciascuna. Ormai sono a casa da 28 giorni, fra 15 giorni altri due interventi e poi ancora 40 giorni con le gambe ingessate.... quante cose sono successe in questi sei anni:


"... quando Gloria e Sophia arrivarono, non era ancora chiaro a quale mondo sarebbero appartenute: anime forti in corpicini minuscoli.
Quel parto era stato solo la realizzazione di un presentimento troppo forte durante tutta la gravidanza: soffrivo, stavo male mentre continuavo a mascherare quel malessere sempre più insostenibile.
Poi il mio corpo si modificava troppo velocemente: piedi come palloni, l’affaticamento troppo facile e le lucine intorno agli occhi come fuochi d’artificio, l’ospedale, l’ambulanza....
“Se dovesse succedermi qualcosa non voglio fare l’anestesia generale” avevo ripetuto durante tutta la gravidanza, “ ho paura di non risvegliarmi … e se vado in coma non staccatemi dalle macchine: credo nel miracolo e voglio aspettare Padre Pio. Se proprio non ci sarà nulla da fare, voglio che i miei organi vengano donati per dare la vita a chi ci può ancora sperare.”
Quel 27 agosto si stavano avverando tutti quei presentimenti, veloci, uno dietro l’altro. Aspettavo i miei cari, che intanto correvano verso l’ospedale, per salutarli, per rasserenarli prima di chiudere dietro di me le porte della sala operatoria.
E’ notte tarda: punture sulla pancia, gocce sotto la lingua, pasticche, ostetriche, ginecologi, battiti, pressione, cardiologo …. “MAMMA ti voglio bene, ciao Filippo, andiamo, sono pronta” …le porte si chiudono.
Ma ad un tratto: non sono più nel mio corpo, non sento più dolori, mi sento fredda nell’animo. Sono seduta su una sedia accanto al mio corpo e guardo la mia barella così ferma vicino a me e la furia del panico intorno: sento le parole dei dottori che parlano tra loro di me come se fossi sorda o già morta. Sì che l’ho capito da sola che sto per andarmene per sempre, sono forse quasi andata, ma i camici me lo ripetono ancora, più chiaramente in volto.
“conta Marina, da uno a dieci” … ho paura, tanta, ma allo stesso tempo ho una grande serenità: non sono arresa, ma affidata nonostante quella brutta anestesia che non volevo.
La fine è stata troppo vicina da lasciarmi il fiato sul collo, ma io so che non serve aspettare domani, perché anche oggi può essere un altro giorno, un giorno diverso in cui apprezzare la vita, qualsiasi forma di vita, con la dignità di chi è riconoscente verso Colui che l’ha restituita quando ormai sembrava finita.
Nulla succede per caso e abbiamo tutti una grande possibilità: la scelta.
La scelta di fare una cosa o farne un’altra, di non lasciarci condizionare dal resto, di non farci imprigionare da un evento. La scelta di fare bene o di fare male, di fare del bene o di fare del male, di amare o di odiare, di perdonare o rifiutare, di lottare o abbandonare, di credere o morire."

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